come sempre scusate per gli accenti scazzati
Ha il cuore fatto come di terra ingannevole:a vederlo penseresti di poterci costruire solide mura, ma in realta` e` fatto di zolle friabili, che si sbriciolano come crostata inzuppata nel latte.
Che, fra l’altro, e` una colazione che lei adora, e la mangia spesso, ma ad occhi chiusi, perche` trova innaturale il mancato legame fra il latte e la marmellata.Mentre la pasta accoglie il nettare candido lasciando che gli serpeggi dentro e che la intrida completamente, la viscosa pappetta dolce di ciliegia tempestata di coriandoli di frutta si fa solo toccare dal liquido bianco, lo fa scivolare oltre, non si lascia intaccare.
E lei, questo, proprio non lo comprende. Non capisce come sia possibile che due sostanze cosi` dolci, cosi` perfette, non si concedano di mescolarsi in un sublime sposalizio di sapori.
“E` assurdo quanto due anime gemelle che si ostinano a voler restare separate”
protesta sempre.
A volte solleva macigni pesanti tre volte la sua gracile mole, altre la vedi raggomitolata contro un muro a piangere la morte vecchia di 20 anni di uno scrittore di cui ha appena letto la biografia.
“Scriveva anche le virgole come fossero petali di tulipano e io non ho nemmeno mai potuto guardare nei suoi occhi carichi di visioni.”
urlava come una pazza, e intanto scrosciava copiose stille stizzose di rabbia o delusione.
Non e` del tutto di questo mondo e infatti non percepisce il freddo, il caldo, o il dolore.
Certe mattine di gennaio la vedi scalpicciare per i marciapiedi con un drappo immenso di tulle avvolto attorno, e se si ferisce con un ago cucendo pupazzi a forma di volpe o cervo, osserva il sangue limpidissimo inondarle l’intera mano con sguardo sognante come di una bambina che vede la neve per la prima volta.
Quando mangia qualcosa che adora si lecca le dita, anche se ha usato coltello e forchetta, e poi va in estasi.
Dice che ogni pietanza puo` diventare una divinita` se finisce sul palato giusto, e quando mastica puoi immaginarti, guardandola, la sua lingua calda e rossa che si rimescola le delizie fra i denti, che ti verrebbe voglia di rubarle il cibo dalle labbra.
Scrive favole acide che hanno per protagonisti bambini con gli occhi sulla pancia e sembra portare nelle iridi gialle il vellutato fardello di una serena malinconia.
Un giorno si lega un fiocco attorno alla testa e ti dice:
“Chiamami Giada”
Oppure si conficca una siringa di acqua nel braccio e si piazza sulla panchina dove di solito si siedono i vecchietti il sabato pomeriggio e finge di soffocare.
A chi si ferma ad aiutarla racconta una storia tristissima piangendo lacrime sincere che si stimola pensando a quel concerto di musica elettronica a cui non e` potuta andare.
Dice che la gente non ti degna di uno sguardo se non le dai un pugno nello stomaco,e che graffiare le persone a cui tieni davvero e` un ottimo modo per farsi ricordare “perche` anche quando non vi vedrete per molto tempo, loro ti ricorderanno ogni volta che butteranno l’occhio sulle cicatrici che gli hai lasciato sulle braccia.”
Quando le capita la pupilla luccicante sulla bruciatura secolare che ha sulla mano destra sorride di una gioia limpida che le viene dallo stomaco ribollente di forti emozioni e sussurra:
“Quella volta che ho toccato il sole…”
E non la degneresti di uno sguardo incontrandola per strada, se non avesse attorno a se` un alone di folle armonia e bizzarra semplicita`.
Brilla di notte di fianco alle lucciole, e sguazza con loro fra l’oscuro occulto della notte,
mangiando vento
fendendo i miei ricordi



ho gia un’ idea x la grafica a meno che nn ci sia già!