Lunedì 1 settembre ’08, munito dei conforti della redazione e circondato dall’affetto dei suoi cari teddiani si è spenta
la TED-community.
Il redattore Mario Agati, con una lettera che compare nella home, ne dà il triste annuncio.
Forse, come si dice, è stato meglio così. La ted-community doveva ogni giorno fare i conti con la sua vecchiaia, con la sua inadeguatezza alla nuova era tecnologica. Non reggeva più la competizione con le chat ed i blog moderni. Viveva la tragica esperienza dell’abbandono.
Triste è il destino di questi vecchietti contemporanei che si vedono abbandonati da chi, per anni (tre!), ha dato loro un motivo per esistere.
Ma siccome nulla si distrugge, a meno ché, davvero, l’acceleratore di particelle di Ginevra, non formi un buchino nero che nei prossimi mesi risucchierà tutto (compreso ted);
e nulla si crea, sempre se il Large hadron collider non ci dimostri il contrario ricreando le condizioni del Big Bang;
beh, allora si può dire che tutto si trasforma.
E così la ted-community ha compiuto la sua metamorfosi da portale vitale e dinamico ad area di documentazione di ciò che i teddiani hanno scritto, letto, partecipato e contribuito a costruire.
Ora si navigherà in acque calme, senza nessuna isola abitata in vista, nessun teddiano ci chiamerà durante la traversata e non pescheremo messaggi in bottiglia.
È già calato il silenzio su questo portale vuoto di gente. Pieno solo di parole e immagini, che una volta vivevano delle emozioni che suscitavano. Si sta come vivi a spasso tra spettri di ricordi importanti e frettolose comunicazioni sepolte, tra poesie scolorite dal sale e chiacchiere evaporate al sole.
Sorrido. Sorrido di me. Di queste parole che sto snocciolando, da perfetta nostalgica quale sono! È che questo schermo bianco è stato l’occhio luminoso di tantissime serate invernali della mia adolescenza appassita. Tante tracce di me, tutte insieme, non si trovano da nessun’altra parte, oltre queste pagine virtuali. Ci sono, fissati (per sempre?) ricordi che ho dimenticato. Molti interventi di cui mi vergogno, ora. Che potevo cancellare nell’istante in cui ho saputo dell’imminente fine della community.
Da quel momento ho smesso di essere padrona del mio diario, dei miei disegni e interventi. La padrona era Dida. Dida è un nomignolo con cui m’ha chiamata una volta, per caso, la zia. Una sola volta e mi era piaciuto tanto da battezzarci la mia identità teddiana. La password era il nome del ragazzo che mi piaceva in seconda superiore, scritto alla rovescia!!
Io sono molto lontana da questi ricordi, a volte. Altre, invece li sfioro e rabbrividisco ancora.
E tutti gli altri? I naviganti che credevo addirittura di conoscere bene… Beh… senza il nik, chi sono? Insomma: ci sono, ma senza la loro identità di teddiani, quanti di loro saprei riconoscere in qualsiasi altra situazione quotidiana? Chi mi riconoscerebbe?
Abbiamo smesso di essere una comunità, insomma.
Rimane, però, una fotografia, anzi un intero album fotografico, che si trova al solito posto (http://ted.scuole.provincia.modena.it/c/index.php)
E questo appaga il mio essere smisuratamente nostalgica.
Perché potrò aprire l’album milioni di volte e sfogliarlo lentamente, e sorridere, e sentire il tempo che passa.






